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“Tutto vale”: una poesia di Walt Whitman

Credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di
lavoro delle stelle,
e ugualmente è perfetta la formica, e un granello di sabbia,
e l’uovo dello scricciolo,
e una raganella è un capolavoro dei più alti,
e il rovo rampicante potrebbe adornare i salotti del cielo,
e la più stretta linea della mia mano se la può ridere di
ogni meccanismo,

e la vacca che rumina a testa bassa supera ogni statua,
e un topo è un miracolo sufficiente a far vacillare miriadi
di miscredenti.
Che cosa siano diventati i giovani e i vecchi?
E che cosa pensate siano diventate le donne e i piccoli?
Sono vivi e stanno bene, chissà dove,
il più minuto germoglio dimostra che davvero non c’è nessuna morte,
e che se anche ci fosse porterebbe dritta alla vita, e non
l’aspetta alla fine per arrestarla,
ed è cessata nel momento in cui la vita è apparsa.

Tutto continua e si estende, niente si annulla,
e morire è qualcosa di diverso da quello che si suppone,
qualcosa di più fortunato.
Qualcuno ha mai pensato che nascere è una fortuna?
Mi affretto ad informarlo, uomo o donna, che è una fortuna come morire, io lo so.
Passo attraverso la morte con il morente e attraverso la
nascita con il neonato lavato appena, e non sono contenuto
tra il mio cappello e i miei stivaletti,
e studio molteplici oggetti, neanche due eguali tra loro e
tutti buoni,
la terra buona e buone le stelle, e buono ciò che sta con esse.

Walt Whitman